PISANTROFOBIA ETNICA ED EBRAISMO

PERCHÉ ISRAELE NON SI FIDA DI UNIFIL NÉ DI QUALSIASI ENTITÀ ALLOGENA

Molti occidentali si sono meravigliati e indignati dopo il ferimento di alcuni caschi blu ad opera dell’IDF. Nel corso degli anni, ci sono stati diversi episodi in cui il personale UNIFIL è stato colpito. Uno degli episodi più eclatanti risale al 2006, durante la guerra tra Israele e Hezbollah, quando un attacco aereo israeliano colpì una postazione ONU a Khiyam, uccidendo quattro militari dell’ONU. Alcuni analisti, soprattutto arabi, ipotizzarono perfino l’uso – mai accertato – di un ordigno sperimentale all’uranio impoverito. Quanto è successo nei giorni scorsi, dunque, non è affatto una novità, e se a qualcuno è sembrato irrituale, lo si deve unicamente all’estrema caducità della memoria umana, ad un apparato massmediatico che negli ultimi anni si è focalizzato su altre frizioni regionali, nonché alla scelta statunitense di minimizzare il crescente malcontento dell’alleato asiatico. In ogni caso, Israele, ieri come oggi, ha sempre espresso rammarico ed ha affermato che tali episodi non erano attacchi intenzionali, ma la logica conseguenza di operazioni belliche vicine alle postazioni del contingente ONU. 

Ora, che gli israeliani smentiscano è una scelta astuta e comprensibile, ma è altrettanto comprensibile che molti stranieri non credano alla casualità di tali attacchi. Netanyahu, se non altro, non è stato ipocrita e ha detto senza mezzi termini che l’UNIFIL deve andarsene, e subito… “Uomo avvisato, mezzo salvato”. Gli europei hanno alzato la voce, ed è stata un’ottima occasione per dire all’elettorato che non prendono ordini dagli israeliani (o dagli americani) e che si ha voce in capitolo nel panorama mondiale (1). Ma Netanyahu, in quel discorso perentorio e non aperto alle interpretazioni, sembra rivolgersi esclusivamente agli USA, gli unici capaci di dirigere e indirizzare la politica estera occidentale. Il popolo ebraico/israeliano è sempre più stanco dei continui bombardamenti da nord e il suo Primo Ministro non è certo famoso per la remissività. Quanto ancora si potrà tollerare questo pericoloso status quo? Ecco, quindi, che l’intercessione statunitense per la cessazione della missione ONU, o almeno per cambiare le regole d’ingaggio, diventa un obbiettivo cruciale. E forse questo è il traguardo più realistico, considerando che gli USA, pur essendo potenti, non hanno un potere unilaterale. 

Anche se gli USA e la Gran Bretagna votassero a favore, un veto da parte di Russia e/o Cina potrebbe comunque impedire la cessazione di UNIFIL. Se la considerassero un fattore di stabilizzazione o un'opportunità per mantenere la propria sfera di influenza in Libano e nella regione mediorientale, potrebbero votare contro. Ma anche la Francia potrebbe essere meno incline a ritirarsi. Essa, infatti, ha una lunga storia di relazioni politiche, culturali e diplomatiche con il Libano, che risale al periodo del mandato francese dopo la Prima Guerra Mondiale. Il paese dei cedri è stato sotto amministrazione francese fino alla sua indipendenza nel 1943, e da allora il paese transalpino ha mantenuto stretti rapporti con lo Stato asiatico. La Francia vede il Libano come parte della sua sfera d'influenza economica (soprattutto energetica e bancaria) nel Mediterraneo orientale, ed è quindi fortemente impegnata nella sua stabilità. Anche se gli USA facessero pressione per porre fine alla missione, Parigi potrebbe spingere per una riforma piuttosto che per un'interruzione, cercando un equilibrio tra la sicurezza israeliana e la stabilità libanese. 

Tra l’altro, non è affatto detto che se non ci fosse una forza di interposizione internazionale, Israele riuscirebbe ad avere mano libera in Libano e a sconfiggere del tutto Hezbollah, un nemico ben più temibile di Hamas. Nella migliore delle ipotesi, c'è il rischio che si crei una dinamica simile a quella vista in altre aree instabili, come il confine tra Giordania e Israele, dove gruppi terroristici cercano spesso di attraversare la recinzione, indossando divise israeliane e fingendosi soldati (2). Ci sarebbe una guerriglia a bassa intensità, ma con azioni continue ed estenuanti. Ovviamente, avremmo questa eventualità solo se le forze libanesi contribuissero davvero a contenere i terroristi, ed è un "se" bello grande. Nella peggiore delle ipotesi, ci sarebbe un conflitto su vasta scala, che coinvolgerebbe anche altre forze regionali, come Iran e Siria. Israele, anche se militarmente forte, dovrebbe affrontare una sfida enorme nel gestire una guerra prolungata contro un nemico come Hezbollah, che ha profonde radici nel tessuto sociale libanese e può contare su una base popolare significativa. Bezalel Smotrich sogna, con atteggiamento spavaldo, un Grande Israele (Eretz Israel HaShlema) che si estenda anche al Libano, ma per uno Stato con appena 7 milioni di ebrei puri, è irrealistico – oltre che pericoloso - anche solo immaginarlo. Questa idea, non a caso, è avversata da tantissimi ebrei razionali e laici.

Ciò premesso, non è piacevole vivere in una condizione di costante incertezza, ed è palese che sia necessario fare qualcosa, se non altro per dissipare i dubbi e le perplessità ebraiche. In Israele i militari UNIFIL sono spesso definiti “soldati di cioccolato” perfino da giornali prestigiosi, mettendo in discussione la loro effettiva autorevolezza e utilità, e palesando anche ai non addetti ai lavori cosa pensino davvero gli ebrei riguardo a una componente militare allogena che continua a bazzicare nei pressi del proprio confine, ormai da decenni. Anche se alcuni contingenti, come quello cinese, sono utilissimi per lo sminamento dei terreni, il ruolo di UNIFIL resta un ruolo simbolico e controverso, largamente inefficace nel garantire la sicurezza. Nel 2018, Israele ha scoperto lungo il confine una serie di tunnel sotterranei, ramificati e labirintici, costruiti da Hezbollah per infiltrare combattenti nello Stato ebraico (Operazione Northern Shield). Tel Aviv ha criticato UNIFIL per non aver scoperto o impedito la costruzione dei tunnel, considerandolo un fallimento nel monitoraggio delle attività militari. Ci fu perfino chi ipotizzò che questi militari fossero inclini a chiudere un occhio sulle attività dei gruppi terroristici, magari perché erano antisemiti o di fede islamica. In effetti, è difficile credere che nessuno abbia notato movimenti e rumori sospetti durante la costruzione di così tanti tunnel, alcuni dei quali passavano a pochi metri dai loro avamposti. Cosa facevano quegli stranieri, pettinavano le bambole? Osservavano ma non sentivano il bisogno d’informare Tel Aviv? Volevano essere a tal punto neutrali da tollerare una attività criminale che quasi sicuramente avrebbe causato morti e feriti? In ogni caso, un episodio grave, che desta fondate preoccupazioni in chi analizza la loro operatività. Quindi, dire che le truppe UNIFIL sono state attaccate per sbaglio può sembrare subdolo, ma non è più subdolo di chi asserisce di non aver notato la costruzione di 6 tunnel, uno dei quali dotato di rotaie per il trasporto di attrezzature.

La recente uccisione di Sinwar e il rinvenimento accanto al suo corpo del passaporto di un insegnante dell'UNRWA getta ulteriore ombra sull’ONU e rende ancora più problematico il rapporto tra Israele e i numerosi stranieri che – apparentemente - lavorano per perseguire la pace e il bene comune (3). A tal proposito, leggendo i commenti, è interessante notare come alcuni lettori siano ostili alle Nazioni Unite e all’Occidente, manifestando una assoluta mancanza di fiducia (4). L’ipotetica collusione tra stranieri e arabi estremisti è il logico spauracchio di un popolo che nel corso dei millenni si è sempre confrontato con interazioni problematiche, ambienti aridi e desertici eppure contesi, bramati e idealizzati a tal punto da diventare una terra dove scorrono “latte e miele” (Eretz Zavat Chalav u'Dvash), e con stranieri che spesso sono giunti come un deus ex machina per dirimere gli attriti, finendo poi per sottometterli. D’altronde, è significativo ricordare che i romani giunsero in Giudea nel 63 a. C. per risolvere la disputa dinastica tra i due pretendenti al trono asmoneo, Ircano II e suo fratello Aristobulo II. Ironia della sorte furono proprio i due fratelli a chiamare il generale Pompeo e, in un certo senso, a decretare secoli di tormenti e persecuzioni per il popolo ebraico. Ben prima del 70 d.C., la perdita della libertà ebraica inizia con l’ingresso di stranieri accolti con agi e onori, incuranti e ignari di cosa avrebbe comportato una simile azione. E allora la chiave di tutto, forse, sta nel trovare un difficile equilibrio con i popoli strettamente vicini e cooperare per un proposito condiviso. Non a caso, uno dei periodi più stabili dell’antico Israele fu durante il regno di Salomé Alessandra (76 a.C. - 67 a.C), che si alleò con i seleucidi (greci dell’Asia) in funzione antipartica. Se Israele vuole difendersi dall’Iran – o almeno tenerlo a bada - può farlo solo con l’aiuto di altre nazioni asiatiche ed africane. Riguardo agli europei e agli altri occidentali, essi, alla luce di tutto ciò che hanno subito gli ebrei nel corso dei secoli, dovrebbero operare con maggiore tatto, considerando che un numero esorbitante di israeliani è contrario perfino ad una ipotetica forza di interposizione a Gaza (5). Ovviamente, ancora di più servirà una buona dose di pragmatismo. Duplicare una UNIFIL 2 a Gaza, con tutte le garanzie e le negoziazioni possibili, ma rendendola un organismo monco e inutile, non farebbe che amplificare la frattura tra Israele e Occidente.







RIFERIMENTI:
1- Le nazioni che non sono state invitate da Biden al vertice di Berlino sono proprio quelle che hanno condannato con maggiore veemenza i presunti attacchi al contingente UNIFIL. La scelta era strategica e mirava a ridimensionare le preoccupazioni interne per una temuta marginalità diplomatica. Meloni ha organizzato in fretta e furia una visita lampo in Libano, una visita quasi del tutto ignorata dalla stampa israeliana, che nel migliore dei casi è comparsa su irrilevanti trafiletti, e che di certo non ha destato preoccupazione nei cittadini di Israele.
2- https://www.ynet.co.il/news/article/sywtb91xke
3- https://www.timesofisrael.com/liveblog_entry/unrwa-teachers-passport-was-found-on-sinwar-its-holder-is-reported-to-be-in-egypt/
4- Il commento più interessante è di un certo Mifsud (un ebreo maltese?), che scrive: “Non fa quasi più notizia. Le prove che mostrano come l'UNRWA sia attivamente complice nel terrorismo internazionale nel Levante sono schiaccianti. Non solo impiega terroristi di Hamas come insegnanti -- come insegnanti, formando i bambini piccoli -- ma fornisce ad Hamas servizi, strutture e, non ho dubbi, anche informazioni. Si tratta di un'agenzia dell'ONU, che è anche la madre dell'UNIFIL, l'altra entità dell'ONU che è complice -- in questo caso apparentemente in modo passivo -- nel terrorismo internazionale, lasciando che Hezbollah militarizzi il sud del Libano quando sono stati dispiegati per fare esattamente il contrario”. 
5- https://www.jpost.com/israel-hamas-war/article-809940#google_vignette





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