MUCCHE E MITRAGLIATRICI. LA SVIZZERA È ANCORA UNO STATO NEUTRALE?
L’OSSIMORO DELLA “NEUTRALITÀ ATTIVA” TRA LOBBY DELLE ARMI, CROCE ROSSA E NATO
Quando si parla di Svizzera la mente corre inevitabilmente alle mucche che pascolano placide nei verdissimi prati e agli orologi che simboleggiano la puntualità di un popolo pragmatico e avvezzo al compromesso, un crogiuolo di etnie che fa affari con chiunque perché è abituato alla diversità… è un mondo idilliaco che si basa sulla neutralità scaturita dal Trattato di Parigi del 1815. Eppure, dopo più di due secoli il contesto storico è del tutto mutato. L’imparzialità svizzera è davvero morta e sepolta come sostengono alcuni? Il leitmotiv della neutralità è solo un espediente utile agli alleati che manovrano nell’ombra?
EPISODI SU CUI
RIFLETTERE
In fondo, dal 1952 al
2018 la Crypto AG, ufficialmente azienda di crittografia svizzera ma posseduta
de facto dalla CIA e con un’influenza ridotta di ulteriori parti (BND tedesca e
forse servizi segreti svedesi), ha operato incontrastata sul suolo elvetico, producendo
macchine cifranti con bug, per consentire agli USA di intercettare le comunicazioni
secretate di mezzo mondo (1). Quanto potrà mai essere neutrale uno Stato in cui
un altro Stato agisce in modo così sfrontato? Ed è credibile che la Svizzera
non si sia accorta di nulla per più di mezzo secolo? Per evitare bias cognitivi
e facili strumentalizzazioni - oltremodo pericolosi in tempo di guerra - è
sempre bene concedere il beneficio del dubbio almeno in una occasione, riconoscendo
che nessuno Stato è onnisciente, esente da errori o incongruenze, e che è
sempre possibile non avere un totale controllo di determinati settori, ma il
giudizio può inevitabilmente mutare nel caso gli episodi di partigianeria siano
diversi e protratti nel tempo.
Per quanto riguarda
il settore delle armi, Brügger & Thomet (adesso B&T AG), azienda svizzera
specializzata nella produzione di armi e in componenti tattici come
silenziatori e sistemi di montaggio su guida (Rail Integration System), ha dei legami
ultradecennali con l’Ucraina. Nel 2009 la Segreteria di Stato svizzera per gli
affari economici (SECO) ha approvato il “trasferimento ad una società ucraina del
know-how di B&T per la fabbricazione di armi leggere”. Questa azienda è la Tactical
Systems, che ha prodotto copie autorizzate di fucili con i marchi TS.M.308 e
TS.M.338, o TS 308 e TS 338 (2). A discolpa della B&T, è giusto
sottolineare che le armi sono state utilizzate anche dai poliziotti ucraini che,
durante le proteste di Euromaidan, difendevano l’allora Presidente Viktor Yanukovych,
nativo del Donbass (3). Sembrerebbe, quindi, che l’industria svizzera si sia
limitata, con l’approvazione del governo elvetico, a siglare accordi basati unicamente
sul proprio interesse finanziario, non considerando né la vicinanza ai partner
occidentali né l’uso che si faceva di tali armi. Tuttavia, la storia dell’azienda
di Thun è frammentaria e lacunosa, dando vita a leggende metropolitane non
sempre prive di fondamento.
L’industria bellica è stata fondata nel 1991 dai misteriosi Karl Brügger e Heinrich Thomet. Brügger nel 1985 lavorava nel settore meccanico per il Projekt-26 (P-26), un esercito stay-behind inquadrabile nell’Operazione Gladio (4). Chi lavorava per simili progetti era giocoforza vicino agli USA o, quantomeno, non doveva essere inviso agli statunitensi. Ogni singolo anello della lunga catena di Gladio era stato scandagliato con minuzia e insistenza, al fine di evitare fughe di notizie e simpatie per il comunismo. Thomet, invece, è descritto su alcuni blog, ma anche in un rapporto di Amnesty International, come un trafficante di armi senza scrupoli, con toni per nulla lusinghieri. In una interrogazione parlamentare si è fatto riferimento ad un suo possibile coinvolgimento nel traffico di armi insieme all’ex addetto militare israeliano in Svizzera, Shmuel Avivi. Operando in stretta collaborazione con l’azienda israeliana Talon (che apparteneva per il 70% allo stesso Thomet) e su incarico del US Special Operations Command, avrebbe fatto giungere in Iraq e Afghanistan armi provenienti dalla Serbia-Montenegro (5). La sua è una figura molto controversa, dalle simpatie politiche ondivaghe e con pericolosi agganci nel mondo del “mercato grigio”, un mercato in cui attori non statali (come gruppi terroristici e milizie) si procurano armi attraverso vendite illegali. Il suo nome è stato accostato anche a quello di Efraim Diveroli, proprietario di AEY Inc., appaltatore di armi per la Difesa degli Stati Uniti, e sembra che un personaggio del film “War Dogs” (2016) sia liberamente ispirato a lui. Ogni dettaglio della sua vita è avvolto da una fitta coltre di mistero, si sussurra derivante da protezioni illustri. La sua apparentemente inscalfibile intoccabilità è venuta meno negli stessi anni della caduta di Diveroli, quando è trapelato che munizioni cinesi rivendute agli USA erano spacciate per ungheresi (6). Da allora (primi anni 2000) la B&T appartiene solo a Brügger, ed è impossibile sapere se Thomet si sia fatto da parte o sia stato messo da parte, magari perché indigesto agli statunitensi o per restituire, per quanto possa essere possibile in un simile settore, un’aura di candore e oculatezza formale. Fatto sta che adesso l’azienda elvetica sembra saldamente ancorata alle prospettive NATO e una sua succursale si trova negli USA, a Tampa. Anche i legami con l’Ucraina sono forti. Su LinkedIn è perfino possibile imbattersi in specialisti degli acquisti della B&T che in passato hanno lavorato per il Consiglio georgiano-ucraino per il commercio e la cooperazione economica, per il Ministero della Difesa ucraino e per la Tactical Systems (7).
Negli ultimi anni, inoltre, un attore insospettabile potrebbe aver offuscato l’archetipo svizzero di neutralità: la Croce Rossa (il Movimento Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa). Una delle maggiori organizzazioni “watchdog”, Charity Navigator (con sede negli USA), assegna all’organizzazione quattro stelle su quattro in fatto di trasparenza, ma dubitare di un simile risultato è legittimo. Anche se volessimo ignorare i sempre più frequenti scandali legati alla mala gestio, alle assunzioni familiaristiche e ai commissariamenti, ed anche se non volessimo soffermarci su vecchie controversie come la crisi degli ostaggi di Mapenduma del 1996 (8), bisogna ammettere che le vicende in cui la Croce Rossa sembra troppo vicina all’élite politico-militare dell’Alleanza Atlantica sono ormai piuttosto frequenti per essere considerate mere correlazioni spurie. Basta fare una rapida ricerca su Google scrivendo “RED CROSS NATO” e compariranno circa 40 milioni di risultati, con un paio di articoli piuttosto interessanti. Nel 2015, la NATO ha partecipato come osservatore alla 32° Conferenza Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa. In quell’occasione si è deciso di intensificare la collaborazione nel settore formativo, soprattutto riguardo al diritto umanitario internazionale (9). Nel settembre dello scorso anno, invece, il capo della delegazione del Comitato internazionale della Croce Rossa (ICRC) presso l'UE, la NATO e il Regno del Belgio, Knut Dörmann, ha visitato l'Allied Joint Force Command Brunssum (JFCBS), illustrando il “coinvolgimento del CICR nello sviluppo della dottrina e della politica” (10).
Eppure, l’interdipendenza tra l’organizzazione di stampo militare
e l’organizzazione umanitaria è inaspettatamente remota. Il 22 dicembre 1999 l’allora
Presidente della Croce Rossa, Cornelio Sommaruga, diceva che: “Da diversi
anni la NATO e il CICR hanno sviluppato contatti costruttivi a diversi livelli,
presso la sede centrale di Bruxelles, con SHAPE, in diverse scuole della NATO e
in aree operative. Nel 1996 SHAPE e il CICR hanno firmato un Memorandum of
Understanding volto a dare alla loro relazione una struttura specifica basata
sulla formazione in diritto internazionale umanitario e a rendere le nostre due
organizzazioni più familiari tra loro. Nella primavera del 1999, al
culmine della crisi del Kosovo, il Consiglio Nord Atlantico espresse il
desiderio che la NATO interagisse direttamente con il CICR, riconoscendo così
la natura speciale del nostro mandato (11)”. Nel gennaio del 2022, Peter
Maurer, poco prima di dimettersi da Presidente della Croce Rossa, si è fatto
sfuggire che “oggi sono soprattutto i paesi occidentali, in particolare gli
USA, a versare contributi al CICR (12)”. In effetti, visionando il Report
annuale del 2021 si evince che l’organizzazione ha ottenuto: 543,6 milioni di
franchi svizzeri dagli USA, 247,5 dalla Germania, 156,5 dalla Svizzera, 153,1
dal Regno Unito, 128,9 dalla Commissione Europea, 93,2 dalla Svezia, 86,9 dalla
Norvegia, 66 dal Canada, 51 dal Giappone, 46,2 dall’Olanda, 45,3 dalla Francia,
34,8 dall’Australia, 25,9 dalla Danimarca, 24,9 dal Belgio, 17,8 dall’Irlanda,
16,8 dall’Austria, 14,1 dal Lussemburgo, 13,4 dalla Finlandia, 12,4 dall’Italia,
12,2 dalla Spagna e 10,2 dalla Nuova Zelanda (13).
Il legame tra NATO, Ginevra e Croce Rossa è ormai
così indissolubile e palese che è davvero raro imbattersi su LinkedIn in ricercatori
(spesso militari sotto copertura della NATO) che non abbiano lavorato almeno
per qualche mese presso la Croce Rossa o che non abbiano conseguito uno o più
attestati post laurea in Diritto Internazionale Umanitario, Security Sector
Reform ecc. presso il Geneva Centre for Security Sector Governance o istituti
collegati (Geneva International Centre for Humanitarian Demining, Geneva Centre for Security Policy, Graduate Institute of International and Development Studies). Vi sono perfino
persone non madrelingua, prive di certificazioni TOEFL o IELTS C1, che
collezionano corsi di diverso tipo, anche per via telematica. Del resto, Ginevra
negli ultimi venti anni è diventata il sancta sanctorum delle spie occidentali.
Edward Snowden aveva già evidenziato quanto la città svizzera, ospitando l’Agenzia
internazionale per l'energia atomica e l'Unione Internazionale delle telecomunicazioni,
fosse strategica. La Croce Rossa non fa eccezione, ed è ancora più facile infiltrarvisi
dal momento che non solo è finanziata dagli Stati occidentali, ma ha un nutrito
Corpo Militare Volontario, formato in massima parte da militari in congedo.
Per la verità, a partire dal 2007, il CICR ha iniziato a collaborare anche con l’OTSC (Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva), l’alleanza militare composta da Russia, Bielorussia, Armenia, Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan. Nel 2015 le delegazioni delle due organizzazioni si sono incontrate a Mosca, e - esattamente come per la NATO - si è discusso della necessità di applicare il DIU alla lotta contro il terrorismo internazionale (14). Nel 2017 la Croce Rossa ha perfino partecipato a una esercitazione militare e a un gioco di ruolo del CSTO in Kazakistan (15). Nel 2018, durante la Unbreakable Brotherhood, hanno elaborato azioni congiunte per accogliere ipotetici profughi negli Urali (16). Perfino nel 2022, nel bel mezzo della guerra ucraina, gli incontri sono proseguiti, discutendo della partecipazione della Croce Rossa al CSTO Collective Rapid Reaction Force Vzaimodeistvie e al CSTO Peacekeeping Forces Unbreakable Brotherhood (17).
Tuttavia, il legame è ancora in una fase embrionale e non sarebbe onesto paragonarlo al tipo di relazione che intercorre fra Croce Rossa e NATO. Basti pensare che su Google, scrivendo “ICRC CSTO”, i risultati di ricerca sono appena 114.000, mentre, scrivendo in russo “МККК ОДКБ”, i risultati sono circa 156.000, comunque pochi rispetto alla controparte atlantica. Inoltre, anche se LinkedIn è stato bannato in Russia, quasi tutti i russi lo utilizzano, grazie alle VPN. Facendo una rapida ricerca, si nota che nella Federazione Russa e negli Stati ad essa collegati non c’è la stessa attenzione per la Croce Rossa che si riscontra fra gli analisti (o presunti tali) del blocco occidentale. L’espressione “Croce Rossa” compare raramente nelle bacheche LinkedIn delle persone vicine agli ambienti istituzionali russi, ed è estremamente raro che essi frequentino corsi post laurea a Ginevra, anche a distanza. Quali sono i motivi? La verità è che la CSTO è percepita, perfino da molti slavi, come un’organizzazione militare inferiore alla NATO, ancora troppo fossilizzata sugli aspetti burocratici, vuoi perché ha una storia più recente vuoi perché dev’essere cauta e non deve suscitare le possibili perplessità/contrarietà di membri che hanno importanti contatti anche con l’Ovest (18). Fino a pochissimi anni fa, inoltre, grande enfasi è stata data alla lotta al terrorismo e all’Asia. L’Afghanistan, ad esempio, prima ancora della sconfitta NATO, è stato attentamente monitorato, temendo che i terroristi islamici potessero destabilizzare Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan. Ma l’organizzazione militare euro-asiatica non è stata, almeno fino al 2014, altrettanto attenta al versante europeo.
Questa grande differenza con la NATO ha reso il CSTO meno appetibile agli analisti/militari russi, ed anche i relativi Ministeri della Difesa hanno giudicato poco conveniente dislocarvi molti dipendenti, soprattutto nel settore Marketing/Comunicazione (particolarmente cospicuo per la NATO). Quindi, essendo la platea di persone proporzionalmente ridotta, anche i rapporti con la Croce Rossa, in modo speculare, sono stati meno rilevanti. La Federazione Russa e gli Stati sottoposti, per molti anni, hanno preferito monitorare l’ente elvetico attraverso la Croce Rossa nazionale, piuttosto che attraverso la CSTO. Era più immediato e più economico, in una parola più logico. Inoltre, anche i russi, non essendo sciocchi, hanno notato che l’organizzazione svizzera era molto vicina ai progetti strategici occidentali, e hanno reputato che interessarsi ad essa fosse una lotta persa in partenza, tanto più che dagli anni ’90 ai primi anni 2000 la Federazione Russa era impegnata a risanare un’economia disastrata. C’era ben altro a cui pensare! Monitorare la Croce Rossa per cercare di tenere d’occhio i progetti statunitensi non era affatto fra le priorità statali. Inoltre, per il blocco russo la propaganda, anche nel settore umanitario, non era così importante come lo è stato per il blocco atlantico, impegnato nel Medio Oriente in guerre ventennali. Gli USA e i loro alleati avevano un dannato bisogno di edulcorare le loro azioni, lavandosi la coscienza tramite il diritto umanitario internazionale, mentre la Federazione Russa non aveva alcun motivo di ricorrere al reputation washing. Infine, un altro aspetto da non sottovalutare è che nel mondo russo c’è, per motivi storici, una propensione maggiore alla segretezza, ed anche esporsi in simili progetti, postando su LinkedIn a intervalli regolari miriadi di documenti, proposte di collaborazione, Memorandum of Understanding e Concetti Strategici, non è visto di buon occhio poiché renderebbe più palesi eventuali aree di interesse e protocolli di intesa. Se ne deduce che, per molteplici motivi, la Croce Rossa, nel corso degli anni, ha stretto un legame così debole con il CSTO e, in modo simmetrico, così forte con il blocco atlantico da essere diventata quasi il braccio umanitario della NATO. Anche se non lo ammetterebbe nemmeno sotto tortura, un diplomatico russo sano di mente non si fiderebbe mai completamente della Croce Rossa, e in fondo non avrebbe tutti i torti.
GETTARE IL BAMBINO
CON L’ACQUA SPORCA?
La guerra in
Ucraina è una manna dal cielo per le industrie belliche elvetiche, ma la
Svizzera, almeno a livello ufficiale, non invia armi agli Stati belligeranti, rimarcando
la sua ferma intenzione di restare uno Stato neutrale. Per un anno intero ha bloccato
l’esportazione di armi da parte di paesi terzi, impedendo alla Germania di
inviare in Ucraina munizioni “Made in Switzerland”, essenziali, dal momento che gli
Stati occidentali ne erano a corto, ma proprio quando si accingeva ad agire
nello stesso modo con la Spagna (19), una Commissione del Parlamento ha raccomandato
al plenum di autorizzare la riesportazione di armi verso l'Ucraina (20), un
primo deciso passo verso l’invio indiretto.
D’altronde, per
quanto la Svizzera si schieri sempre più spesso con gli USA, non sarebbe onesto
paragonarla ai membri dell’organizzazione atlantica. Anche se i suoi militari
partecipano ai corsi di formazione gestiti dalla NATO ed anche se essa ha adottato
le sanzioni imposte dall’UE contro la Russia (21), una parte considerevole dell’opinione
pubblica elvetica è cosciente del pericoloso cambio di rotta intrapreso dalle proprie
istituzioni ed è fortemente contraria a immischiarsi in una guerra mondiale. L’associazione
“Pro Svizzera”, con primo firmatario il consigliere nazionale democentrista
Thomas Aeschi (ZG), negli ultimi mesi ha promosso l’Iniziativa per la Neutralità,
che intende rendere illegale entrare in alleanze militari o di difesa. Se
questa iniziativa dovesse avere successo, in base all’art. 54a, la cooperazione
con tali alleanze sarebbe possibile solo “in caso di attacco militare diretto
alla Svizzera” (22). E, dunque, anche se i russi non ritengono la Svizzera abbastanza
neutrale da poter fare da mediatrice in un ipotetico negoziato, non si è ancora giunti a un punto di non ritorno. La “neutralità attiva” della Svizzera è
traballante, forse un po’ troppo di parte, ma non c'è una crisi di credibilità incontrovertibile. Gli spazi di dialogo restano, e il popolo è
molto legato alla sua identità pacifica e imparziale.
1- https://www.aargauerzeitung.ch/schweiz/crypto-affare-der-schweizer-geheimdienst-war-ausser-kontrolle-ld.1277613
2- https://tactical-systems.com.ua/bruggerthomet/
3- https://www.tagesanzeiger.ch/polizisten-in-kiew-schiessen-mit-schweizer-waffen-954515796108
4- https://www.thefirearmblog.com/blog/2022/11/19/talking-suppressors-karl-brugger/
5- https://www.parlament.ch/it/ratsbetrieb/suche-curia-vista/geschaeft?AffairId=20061056
6- https://www.reddit.com/r/guns/comments/c3imli/heinrich_thomet/
7- https://www.linkedin.com/in/elena-turpeinen-49580278/
8- https://cinemata.org/Members/fPcN_interCultural/videos/Blood_on_the_Cross_Xvid_720x576.avi/view
9- https://www.nato.int/cps/en/natohq/news_125839.htm
10- https://jfcbs.nato.int/page5964943/2022/fostering-long-lasting-cooperation-international-committee-of-the-red-cross-visits-jfc-brunssum
11- https://www.icrc.org/en/doc/resources/documents/article/other/57jqd4.htm
12- https://www.srf.ch/news/schweiz/ruecktritt-des-ikrk-praesidenten-peter-maurer-vertraulichkeit-verschafft-uns-zugang
13- ICRC Annual Report 2021, Volume I, pag. 74 (https://library.icrc.org/library/docs/DOC/icrc-annual-report-2021-1.pdf)
14- https://www.icrc.org/en/document/russian-federation-icrc-csto-dialogue
15- https://avarchives.icrc.org/Picture/138252
16- https://eng.mil.ru/en/structure/okruga/centre/news/more.htm?id=12202482@egNews
17- https://beshenkovichi.vitebsk-region.gov.by/en/regionn-en/view/csto-red-cross-discuss-humanitarian-situation-amid-growing-international-tensions-20996/
18- https://odkb-csto.org/news/smi/prevrashchaetsya_li_odkb_v_protivnika_nato_/#loaded
19- https://www.swissinfo.ch/eng/politics/switzerland--blocks-weapons-exports--from-spain-to-ukraine/48196242
20- https://www.rsi.ch/news/svizzera/Riesportazione-di-armi-elvetiche-non-%C3%A8-pi%C3%B9-tab%C3%B9-15964882.html#:~:text=La%20riesportazione%20di%20armi%20verso,plenum%20di%20autorizzare%20tali%20cessioni.
21- Nel settembre 2022 il Parlamento svizzero ha votato contro una revisione della legge per imporre sanzioni indipendenti. Quindi, la Svizzera può adottare solo sanzioni imposte dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, dall'UE o dall'OCSE. (https://www.parlament.ch/de/services/news/Seiten/2022/20220929130242730194158159038_bsd115.aspx)
22- https://www.rsi.ch/news/svizzera/Neutralit%C3%A0-via-alla-raccolta-firme-15770602.html
Immagine: Armed cows, goose step, Giorgio De Chirico, Helen Saunders, Stable Diffusion
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