CINA E VPN: LA CONNESSIONE CRIPTATA È DAVVERO SICURA?

IL CONTROLLO PERVASIVO E L’ILLUSIONE DEL RIPARO

Chi amministra un sito di politica estera negli ultimi tempi lo avrà notato, sempre più persone ricorrono alle VPN. Segno tangibile che nessuno, in fondo, si fida del proprio Stato, a prescindere che sia una autocrazia o una democrazia. Se in Occidente, però, la maggioranza della popolazione è convinta di essere libera e ricorre alle VPN in modo sporadico, spesso soltanto per aggirare il geo-blocking, per effettuare transazioni economiche o per un eccesso di pruderie, in Cina sempre più cittadini le utilizzano in modo sistematico, perfino diverse volte a settimana. 

Anche un piccolo sito di geopolitica come questo ha visto una netta diminuzione delle visite provenienti dalla Cina e un aumento proporzionale delle visite da Hong Kong. L’ex colonia britannica è geograficamente vicina alla Cina continentale, il che significa che la latenza è bassa e la velocità di connessione è elevata. Ecco perché è scelta da tanti cinesi. Negli ultimi tre mesi le visite da questo luogo sono quintuplicate. Ed è vero che se si utilizza Blogspot, le funzionalità di monitoraggio degli indirizzi IP dei visitatori sono limitate rispetto a quelle disponibili su piattaforme di hosting web più avanzate. Tuttavia, integrando strumenti di analisi come StatCounter, è possibile analizzare i diversi indirizzi IP, e da queste analisi risulta - senza ombra di dubbio - una maggiore prudenza cinese rispetto al passato. Impossibile sapere se ciò sia dovuto al timore del Great Firewall e del Golden Shield Project o se i cittadini cinesi si sentano prossimi a una guerra mondiale e abbiano adottato comportamenti ancora più cauti e guardinghi nel visualizzare i siti esteri. 

Chi conosce i cinesi lo sa bene: malgrado il dissenso verso il potere centrale esista, sebbene per noi sia impossibile quantificarne con esattezza la dimensione, la maggioranza dei cinesi è orgogliosa che il proprio Stato sia diventato una grande potenza ed è attratta dai siti occidentali non perché sperino nella caduta del “socialismo con caratteristiche cinesi”, ma per una mera questione di curiosità e proattività. Per un cinese tipico essere aggiornati riguardo alle notizie, qualsiasi esse siano, è cruciale, perché gli permette di essere al passo coi tempi e di poter agire nel migliore dei modi, tenendo conto di tutte le variabili che interessano gli Stati rivali o potenzialmente ostili. Informarsi è la chiave per qualsiasi vittoria in una eventuale guerra, e questo il popolo di Sun Tzu e Wu Qi lo sa bene ("Se conosci il nemico e conosci te stesso, non devi temere il risultato di cento battaglie. Se conosci te stesso ma non il nemico, per ogni vittoria ottenuta subirai anche una sconfitta. Se non conosci né il nemico né te stesso, soccomberai in ogni battaglia" – Sun Tzu). 

A dispetto di quanto sostengano i membri NATO – per evidenti motivi opportunistici - visitare i siti occidentali non è necessariamente indice di disaffezione verso lo Stato, e lo stesso potere centrale potrebbe favorire saltuari “sprazzi di libertà” mediante le VPN per molteplici motivi. Da un lato, si potrà offrire agli stranieri e agli stessi cittadini un’immagine meno centralizzata e più conciliante del gigante asiatico. I cinesi si percepiranno come tutti gli altri cittadini del mondo, mentre gli stranieri potrebbero investire di più, incrementando gli investimenti diretti esteri (IDE). Dall’altro lato, garantire l’illusione di un argine alla draconiana vigilanza tecnocratica faciliterà il controllo di chi penserà di essere al sicuro. Sarà molto più facile monitorare gli autentici dissidenti e, al tempo stesso, si verrà a conoscenza dei desideri e delle perplessità più profondi e ineffabili del popolo… insomma, un utile oppiaceo per le masse e un ennesimo strumento di Opinion mining.

Nella realtà dei fatti, la Repubblica Popolare Cinese controlla le VPN in modo pressoché totale. Picchi insoliti nel traffico crittografato possono aiutare a tracciare le attività sospette. Ed anche se le VPN crittografano il contenuto delle comunicazioni, i metadati come mittente, destinatario e durata della comunicazione restano visibili. Inoltre, le sporadiche perdite DNS (Domain Name System) possono rivelare il vero indirizzo IP e facilitare il lavoro degli hacker delle agenzie di sicurezza.

Resta poi un altro fattore su cui riflettere, forse il più importante di tutti nonché il più inquietante: la verosimile collusione dei provider con il potere centrale. Poco meno di un terzo dei cinesi utilizza una VPN (1) e molti scelgono reti private virtuali come Turbo, proprietà della Innovative Connecting, una società di Singapore. Ovviamente, c’è chi non si fida e sceglie solo VPN straniere, pensando di essere più tutelato. 

La più amata dai cinesi è Astrill, gestita da Astrill Systems Corp, una società registrata alle Seychelles. La scelta del piccolo Stato insulare non è casuale, dal momento che lì le leggi sulla conservazione dei dati sono meno rigorose rispetto a quelle di molti altri paesi. Questo in teoria permetterebbe di garantire agli utenti un elevato livello di privacy. Chi sia il proprietario non è dato saperlo, ma facendo una rapida ricerca su LinkedIn si evince che la maggioranza dei manager e dei tecnici è pakistana (2). Se Astrill VPN fosse davvero una società pakistana, potrebbero sorgere alcune preoccupazioni legate alla sicurezza dei dati. La Cina e il Pakistan godono di relazioni molto strette, che spesso sono descritte come “un'amicizia più profonda degli oceani, più alta delle montagne, più dolce del miele e più forte dell'acciaio" (3). Questa relazione si esplica in vari ambiti, tra cui la cooperazione tecnologica. La Cina ha investito pesantemente in infrastrutture digitali in Pakistan, finanziando anche la formazione universitaria dei giovani. Un esempio prominente di tale vicinanza è il progetto CPEC (China-Pakistan Economic Corridor), che comprende componenti significative per migliorare l'infrastruttura IT e le comunicazioni. Ora non disponiamo di prove inoppugnabili su questa VPN, ma serbare dubbi è legittimo. Online alcuni utenti sostengono che durante le elezioni o la Festa del Lavoro ci siano – guarda caso- black out di Astrill (4). Informazioni da prendere con le pinze, ma che fanno comprendere ancora di più quanto le VPN siano caratterizzate da trasparenza e opacità. Avere una VPN è indubbiamente importante, sia che si viva nel blocco occidentale sia che si viva in quello orientale, ma guai a considerarla un argine invalicabile.







FONTI:

1- https://www.independent.co.uk/advisor/vpn/vpn-statistics

2- https://www.linkedin.com/company/astrillvpn/

3- https://www.mfa.gov.cn/eng/zxxx_662805/202306/t20230628_11104966.html

4- https://www.reddit.com/r/Astrill/comments/1b9mbv0/is_astrillvpn_independent_from_the_ccp/


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